Tappa di Cagliari 478

Il recupero conservativo di un manoscritto notarile del 1605.

Restauratrice:
Giulia Doni
Tipologia:
Registro
Datazione:
1605
Fondo:
Notai
Segnatura:
Tappa di Cagliari 478
Consistenza:
386 carte
Supporti e materiali:
Carta, Inchiostro
Fenomeni di degrado:
Depositi superficiali, Deformazioni, Lacerazioni, Lacune, Degrado degli inchiostri, Danni biologici, Danni da acqua
Tipologia di intervento:
Documentazione, Analisi diagnostica, Pulitura, Disinfezione, Deacidificazione, Consolidamento, Riparazione, Integrazione, Velatura, Smontaggio, Ricomposizione, Cucitura, Restauro della legatura, Condizionamento

Il volume e il suo stato di conservazione

Tra i documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Cagliari si trova un volume manoscritto appartenente al fondo notarile, datato 1605, che è stato recentemente oggetto di un complesso intervento di restauro. Si tratta di un registro costituito da 386 carte, rilegato in pergamena floscia e caratterizzato da una struttura particolarmente interessante: i fascicoli sono infatti ancorati direttamente alla coperta, secondo una tecnica di legatura tipica dell’epoca.

Al momento dell’avvio dei lavori, il volume versava in condizioni di conservazione estremamente critiche, tali da averne reso necessaria l’esclusione dalla consultazione. La fragilità dei materiali e il concreto rischio di perdita di frammenti impedivano anche le più semplici operazioni di manipolazione.

Uno degli aspetti più evidenti riguardava la forte deformazione del corpo del volume. Gli ultimi quindici fascicoli avevano progressivamente subito uno slittamento in avanti, probabilmente a causa di modalità di conservazione non adeguate nel corso del tempo. Anche la coperta in pergamena risultava gravemente compromessa, con ampie lacerazioni e lacune che ne avevano alterato la funzionalità protettiva.

Le carte presentavano un quadro conservativo particolarmente complesso. Oltre a depositi superficiali di varia natura, erano presenti estese tracce di umidità, visibili sotto forma di gore e macchie, riconducibili con ogni probabilità a un contatto diretto con acqua liquida. A ciò si aggiungevano fenomeni di ossidazione della carta, diffusi su circa un terzo del volume, segni di una pregressa attività entomologica e, soprattutto, una consistente alterazione microbiologica che interessava gran parte delle carte e della legatura, con intensità crescente dalla metà del volume fino alle ultime carte.

L’azione combinata di questi fattori aveva provocato un marcato indebolimento del supporto cartaceo. I margini risultavano particolarmente fragili, con pieghe, strappi e lacune diffuse che rendevano difficoltosa persino l’operazione di sfogliatura.

Anche gli inchiostri manoscritti mostravano evidenti segni di degrado. La loro natura acida aveva innescato fenomeni di corrosione diffusi, visibili attraverso trasmigrazioni tra recto e verso delle carte e, nei casi più gravi, vere e proprie perforazioni del supporto, presenti in circa il 30% del manoscritto.

Lo studio preliminare

Come avviene in ogni intervento di restauro, il lavoro è iniziato con una fase di studio e documentazione. Oltre al rilievo dettagliato dello stato di conservazione e alla realizzazione della documentazione fotografica, è stato fondamentale comprendere la struttura originaria del volume per poterla riproporre fedelmente al termine dell’intervento.

Sono state inoltre eseguite analisi preliminari su campioni selezionati, finalizzate a valutare il comportamento della carta a contatto con l’acqua, la solubilità degli inchiostri e il loro grado di acidità (pH). Queste informazioni hanno consentito di definire le metodologie più appropriate e sicure per il trattamento del manufatto.

Lo smontaggio e i trattamenti conservativi

Data la gravità delle condizioni conservative, si è scelto di procedere con uno smontaggio completo del volume. Dopo una prima pulitura a secco delle carte e della coperta in pergamena e la verifica della corretta successione delle carte, il blocco del testo è stato separato dalla legatura.

Le carte sono state quindi sottoposte a una serie di trattamenti in ambiente acquoso, eseguiti in modo controllato e calibrato sulle caratteristiche del materiale. Il lavaggio in acqua demineralizzata ha permesso di ridurre la presenza di sostanze degradanti accumulate nel tempo all’interno delle fibre della carta. Contestualmente è stato effettuato un trattamento di disinfezione mediante sali quaternari di ammonio e una successiva deacidificazione attraverso immersione in una soluzione acquosa di propionato di calcio.

Queste operazioni hanno avuto un duplice obiettivo: rallentare i processi di degrado chimico causati dall’acidità della carta e degli inchiostri e rimuovere eventuali residui biologici derivanti dalla precedente attività microbiologica.

Una volta concluse le operazioni per via umida, le carte sono state sottoposte a un trattamento di ricollatura, indispensabile per restituire coesione e resistenza alle fibre cartacee e asciugate. Nelle zone maggiormente compromesse è stato applicato un sottilissimo velo di carta giapponese, un materiale tradizionalmente impiegato nel restauro per le sue caratteristiche di leggerezza, stabilità e compatibilità con i supporti storici. Questo intervento ha consentito di consolidare le aree più indebolite dall’azione delle muffe o dalla corrosione degli inchiostri.

Il restauro delle carte e della legatura

La fase successiva ha riguardato il trattamento puntuale di ciascuna carta. Ogni foglio è stato esaminato singolarmente per valutare la necessità di integrare le lacune, ricomporre gli strappi e rinforzare le pieghe dei bifogli che compongono i fascicoli.

Completato il restauro delle carte, i fascicoli sono stati ricostruiti rispettando la loro configurazione originaria e successivamente ricuciti secondo lo schema storico della legatura.

Anche la coperta in pergamena è stata oggetto di un accurato intervento conservativo. Dopo le operazioni di pulitura e disinfezione, le lacune sono state integrate mediante carta giapponese opportunamente tinta, in modo da garantire continuità strutturale e una corretta lettura dell’oggetto senza alterarne l’autenticità.

I fascicoli sono stati infine nuovamente ancorati alla coperta seguendo il sistema originale e riutilizzando i fori storici ancora presenti sul dorso. In questo modo è stato possibile recuperare non solo la funzionalità del volume, ma anche le caratteristiche costruttive che ne testimoniano la storia materiale.

Conservazione e fruizione

Al termine dell’intervento il volume è stato ricomposto e collocato all’interno di una nuova cartella conservativa realizzata su misura, progettata per garantirne una corretta conservazione nel tempo. Sulla nuova custodia sono stati ricollocati l’etichetta e la segnatura provenienti dalla precedente cartella, preservando così gli elementi identificativi storicamente associati al manufatto.

Il restauro ha consentito di restituire stabilità strutturale e leggibilità a un importante documento del patrimonio archivistico cagliaritano, rendendone nuovamente possibile la consultazione in condizioni di sicurezza e assicurandone la trasmissione alle generazioni future.