Il fondo Clara Gallini documenta anni cruciali per la nascita dell’antropologia italiana. Schede di campo, interviste, appunti e descrizioni raccolti tra il 1959 e il 1973 mostrano come il lavoro sul campo, la scrittura e la riflessione teorica si incontrino nella costruzione del sapere.
Un materiale vivo, che non chiude una stagione di studi, ma ci interroga sul presente e offre spunti alla ricerca attuale e futura.
Clara Gallini e il laboratorio della ricerca antropologica
Il fondo demoantropologico Clara Gallini rappresenta una delle testimonianze più significative per la storia dell’antropologia italiana del secondo Novecento.
Le carte documentano le ricerche svolte in Sardegna tra il 1959 e il 1973 e restituiscono, attraverso appunti, quaderni di campo, interviste, schede di rilevazione, fotografie e materiali preparatori, il laboratorio quotidiano di una disciplina allora in piena formazione.
Il fondo consente di seguire da vicino il lavoro sul terreno di Gallini: le indagini sulle feste popolari, i rituali dell’argia, le pratiche del malocchio, i giochi infantili, il rapporto tra scuola e lavoro e, più in generale, le trasformazioni sociali della Sardegna negli anni del passaggio alla modernità.
Gli anni in Sardegna
L’arrivo di Clara Gallini in Sardegna risale al 1959, quando Ernesto de Martino la chiamò a collaborare con lui presso l’Università di Cagliari.
Formata tra Milano e Roma negli studi storico-religiosi, allieva di Angelo Brelich e vicina alla scuola demartiniana, Gallini trovò nell’isola un terreno privilegiato di ricerca.
Negli anni successivi affiancò all’insegnamento un’intensa attività sul campo, contribuendo alla nascita di quella che la storiografia ha definito “Scuola antropologica sarda”, insieme a studiosi come Giulio Angioni, Pietro Clemente, Enrica Delitala, Pier Giorgio Solinas e Placido Cherchi.
Le carte conservate nell’Archivio di Stato testimoniano direttamente questa stagione di studi. Vi si possono leggere gli interrogativi e il processo attraverso cui l’osservazione etnografica si trasformava in analisi scientifica.
In questo senso, il fondo non documenta soltanto i temi della ricerca, ma anche la costruzione stessa dello sguardo antropologico.
Dalla ricerca sul campo alla scrittura
Da quelle indagini nacquero opere fondamentali che hanno segnato gli studi sul simbolismo religioso, sulle pratiche rituali e sulla cultura popolare.
Il fondo permette oggi di ricostruirne la genesi e di osservare il rapporto continuo tra esperienza sul campo, riflessione teorica e scrittura.
Con il trasferimento a Napoli nel 1978 e, successivamente, alla Sapienza di Roma, Gallini orientò parte della propria attività verso la ricerca d’archivio e la cura delle opere di Ernesto de Martino.
Tuttavia, il nucleo documentario prodotto negli anni sardi rimane uno dei lasciti più importanti della sua attività scientifica.
Il fondo Clara Gallini non rappresenta soltanto la memoria di una studiosa, ma un archivio vivo: uno spazio di ricerca in cui continuano a dialogare documenti, territori e comunità, restituendo la complessità di una Sardegna osservata nel momento in cui tradizione e cambiamento si intrecciavano profondamente.
Il fondo archivistico
Il materiale documentario, donato dalla stessa studiosa all’Archivio di Stato di Cagliari, copre il periodo 1959–1973 e comprende schede, interviste, appunti e descrizioni relativi alle feste popolari, ai rituali dell’argia, ai giochi infantili, al malocchio e al rapporto scuola-lavoro.
Il fondo si inserisce in un patrimonio documentario che raccoglie archivi pubblici e privati di rilevante interesse storico e culturale e rende accessibile agli studiosi una fonte essenziale per la storia dell’antropologia, della Sardegna contemporanea e delle pratiche di ricerca sul campo.